ARTESTO | Connect to Art

Introduzione
artestoARTESTO è stata la prima mostra di “arte mobile” in Italia, cioè di arte concepita appositamente per i telefoni cellulari. Ideata e curata da Lorella Scacco e Marianne Viglione, è il risultato di una collaborazione creativa tra intellettuali, poeti, scrittori, musicisti e artisti visivi, esposto alla Triennale di Milano. Al progetto vi hanno partecipato gli autori Philippe Daverio, Erri De Luca, Carlo Freccero, Alda Merini, Mogol, il gruppo musicale Subsonica, e gli artisti Bianco-Valente, Botto & Bruno, Globalgroove, Antonio Rovaldi, Studio Azzurro, ZimmerFrei.

La mostra appartiene al progetto Connect to Art che è nato nel 2004 nella sede Nokia Design di Helsinki per portare “l’arte nel palmo della mano”, di “comunicare l’arte” quando, dove e con chi vuoi grazie alla mobilità e al display del cellulare. Gli artisti già presenti in collezione sono Louise Bourgeois, Juha Hemànus, Stefan Lindfors, Nam June Paik, Osmo Rauhala, David Salle, David Tremlett, William Wegman, Kati Åberg.

ARTESTO, CONNECT TO ART – ITALY

dal testo introduttivo in catalogo di Lorella Scacco / Marianne Viglione

La versione italiana del progetto “Connect to Art” è una piattaforma di discussione e di azione comunicativa, nata dalle riflessioni serali tra una critica d’arte, Lorella Scacco, e una psicologa della formazione, Marianne Viglione. Riflessioni nate intorno allo stato e alle dinamica della comunicazione odierna, che passa perlopiù attraverso il telefono, ormai transitato dai luoghi domestici o lavorativi alle tasche dei nostri indumenti. L’ “oggetto” telefono non è più statico ma ci accompagna nei nostri spostamenti, assumendo il ruolo di “media-tore” con gli altri. Fin qui tutto bene. L’inconveniente nasce dalla qualità della comunicazione, poiché spesso “si comunica tanto ma si dice poco”. Una condizione umana quella contemporanea esplorata da sociologi, psicologi, scrittori, registi, autori televisivi e giornalisti. A questo punto ci si è chiesto: come poter comunicare alcuni stati dell’animo e della mente alla collettività? E come poter sfruttare in questa direzione le potenzialità del telefono mobile? Se in passato gli artisti erano i primi agenti della comunicazione, perché non chiedere oggi agli artisti delle parole e delle immagini che interpretino la nostra cultura e aiutino a formare una nuova comunicazione? L’iniziativa di “Connect to Art” in Italia si distingue, rispetto a quella finlandese e statunitense, per la specificità del contenuto comunicato e si riallaccia alla peculiarità della storia e della cultura italiana riportando in primo piano la parola e l’immagine come “interpretazione” del reale.

L’idea del progetto ruota dunque sulla realizzazione e trasmissione di alcuni “messaggi chiave” creati da un gruppo di intellettuali, sui quali a loro volta si sono ispirati degli artisti visivi per creare dei video da installare sui cellulari. Il processo comunicativo si compone quindi di tre livelli: analitico, artistico, tecnologico. L’analisi della comunicazione in uso e l’individuazione di “messaggi chiave” (stati dell’animo e della mente) è stata affidata ai seguenti esperti: Philippe Daverio, Erri De Luca, Carlo Freccero, Alda Merini, Mogol, Subsonica. Il contenuto dei “messaggi chiave” è stato poi interpretato con delle opere video dagli artisti Bianco-Valente, Botto & Bruno, Globalgroove, Antonio Rovaldi, Studio Azzurro, Zimmerfrei.

Il display del telefono mobile diventa così la superficie per rappresentare e trasmettere la scrittura e l’immagine che, insieme, vanno a costituire il concetto di “Artesto” (Artext). L’artesto veicolato dai telefoni mobili è una modalità per esprimere attraverso una opera artistica gli stati d’animo e di mente di ognuno di noi. In questo modo l’arte si inserisce nella dimensione comunicativa di oggi per cercare di renderla più “sensibile” e “responsabile” alle richieste autentiche della collettività.

BIOGRAFIE ESPERTI

Philippe Daverio
Philippe Daverio è nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia, e vive a Milano dove ha avuto inizio la sua attività di mercante d’arte. Quattro le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate, di cui due a New York. Assessore alla Cultura a Milano dal 1993 al 1997, si è occupato del restauro e del rilancio di Palazzo Reale a Milano. Opinionista per “Panorama”, “Liberal”, “Vogue”, “Gente”, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell’arte. Così infatti lo ha scoperto il pubblico televisivo di Raitre: nel 1999 in qualità di “inviato speciale” della trasmissione Art’è, nel 2000 come conduttore di Art.tù, oggi autore e conduttore di Passepartout, programma d’arte e cultura che ha avuto grande successo e riconoscimento di critica e di pubblico. Si occupa inoltre di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati, e svolge attività di docente: è incaricato di un corso di Storia dell’arte presso lo IULM di Milano, e di corsi di Storia del design presso il Politecnico di Milano e presso la facoltà di Architettura di Palermo.

Erri De Luca
Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Collabora a diversi quotidiani e al periodico “Micromega”.
Ha scritto numerosi libri pubblicando per Feltrinelli le seguenti opere letterarie: Non ora, non qui; Una nuvola come tappeto; Aceto, arcobaleno; In alto a sinistra; Alzaia; Tu, mio; Tre Cavalli; Montedidio; Il contrario di uno; Mestieri all’aria aperta; Solo andata; traduzioni dall’ebraico antico di Esodo/Nomi; Kohèlet/Ecclesiaste; Giona/Ionà; Rut; Vita di Sansone (dal libro Giudici/Shoftìm); Vita di Noè/Nòah il salvagente (dal libro Genesi/Bereshìt), e per la casa editrice Einaudi: Opera sull’acqua e altre poesie; L’ultimo viaggio di Sinbad.

Carlo Freccero
Nato a Savona nel 1947, consegue la laurea in Pedagogia con una tesi su Michel Foucault all’Università di Genova. Nel 1977 comincia ad occuparsi di televisione come ricercatore. Nel 1979 è a capo del palinsesto di Canale 5, prima tv commerciale nazionale italiana, fino al 1983 quando passa alla Direzione dei programmi di Italia Uno. L’anno dopo, nell’84, lavora per Retequattro come assistente del Presidente del Gruppo Mondatori.
Nel 1985 comincia l’esperienza francese per il Gruppo Fininvest (oggi Mediaset) con la Direzione della programmazione di La Cinq, prima rete commerciale nazionale francese, fino al 1990, anno in cui la proprietà passa al gruppo Hachette. Nel 1991 rientra in Italia come Direttore di Italia Uno, da dove andrà via nel 1993, lasciando così il Gruppo Fininvest.
E’ del 1994 la sua prima esperienza nella tv pubblica francese, France Television, dove approda come Consigliere del Presidente per l’armonizzazione della programmazione di France 2 e France 3, nonché responsabile artistico dei programmi di France 2.
Nel 1996 torna in Italia con la nomina a Direttore di Raidue, fino al 2002.
Nel corso degli anni annovera numerose partecipazioni a congressi internazionali su media e comunicazione, pubblicando saggi e articoli su riviste specializzate.
Attualmente insegna Teoria e Tecniche del linguaggio televisivo all’Università di Roma 3 e Teoria della comunicazione all’Università di Genova.

Alda Merini
Alda Merini è nata a Milano il 21 marzo 1931. Pubblica nel 1953 a soli sedici anni la sua prima raccolta di poesie La presenza di Orfeo (Schwarz 1953). Alcune sue poesie entrano nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 (Guanda, Parma 1950) di Giacinto Spagnoletti, in Poetesse del Novecento (All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1951) di Giovanni Scheiwiller, nella seconda antologia di Spagnoletti Poesia italiana contemporanea 1909-1959 (Guanda, Parma 1959)e in Poesia italiana del dopoguerra (Schwarz, Milano 1958) di Salvatore Quasimodo.
Dopo vent’anni di silenzio editoriale, escono Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove (Lalli Poggibonsi 1980), La Terra Santa (a cura di Maria Corti, prima ed. Libri Scheiwiller 1984, Premio Cittadella 1985), La Terra Santa e altre poesie (introduzione di Giacinto Spagnoletti, Lacaita, Manduria 1984), Fogli bianchi (23 inediti, con una nota di Elio Bartolini, Biblioteca Cominiana, Cittadella 1987), Testamento (a cura di Giovanni Raboni, Crocetti, Milano 1988).
Negli anni Novanta esce nella “Collezione di Poesia” della Einaudi Vuoto d’amore (a cura di Maria Corti, 1991). Altre pubblicazioni saranno La presenza di Orfeo che include La presenza di Orfeo, Paura di Dio, Nozze romane, Tu sei Pietro, poesie degli anni 1953-1962 (Libri Scheiwiller, Milano 1995); Ballate non pagate (a cura di Laura Alunno, ancora nella “Collezione di Poesia” di Einaudi, Torino 1955); La Terra Santa, che riunisce cinque raccolte pubblicate tra il 1980 e il 1987: Destinati a morire, La Terra Santa, Le satire di Ripa, Le rime petrose e Fogli bianchi (Libri Scheiwiller, Milano 1996); nel 1998 esce nei “Tascabili” Einaudi Fiore di poesia 1951-1997 (a cura di Maria Corti) e nei “Miti” Mondadori 57 poesie.
Del 1986 è il suo primo libro in prosa L’altra verità. Diario di una diversa (Libri Scheiwiller,Milano) a cui seguiranno Delirio amoroso (con una nora di Ambrogio Borsani, Il Melangolo, Genova 1989), Il tormento delle figure (ivi 1990), Le parole di Alda Merini (Stampa Alternativa, Roma 1991); La pazza della porta accanto (Bompiani, Milano 1995; Premio Latina 1995, finalista Premio Rapallo 1996), La vita facile. Sillabario ( a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, Milano 1996 e 1997), Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi (Rizzoli, Milano 1998), Aforismi e magie (ivi 1999), Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta (Libri Scheiwiller 1999), Vanni aveva mani lievi (Nino Aragno Editore, Torino 2000).
Tra le edizioni Einaudi ricordiamo Superba è la notte.1996-1999 (2000), Più bella della poesia è stata la mia vita (con videocassetta, 2003), Clinica dell’abbandono (2003-2004).
Tra i premi da lei ricevuti ricordiamo il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia; nel 1996 il Premio Viareggio; nel 1997 il Premio Procida-Elsa Morante, nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia e nel 2000 l’onorificenza di “Commendatore del Lavoro”; nel 2003 le è stato conferito da parte della città di Milano l’Ambrogino d’oro; nel 2004 l’onorificenza del Presidente della Repubblica ai “Benemeriti della Cultura”.
Nel 2001 è stata candidata al Premio Nobel per la poesia.

Mogol
Giulio Rapetti in arte Mogol è nato a Milano nel 1936.
Famoso autore di testi, iniziò la sua lunga carriera come editore affiancando il padre Mariano, all’epoca capo delle edizioni Ricordi, cominciando così a collaborare con grandi artisti del momento (Mina, Bobbi Solo, Cementano, ecc.) e ottenendo il successo già da giovanissimo. Successo che ha raggiunto i massimi livelli negli anni 60’/70’ dopo l’incontro con Lucio Battisti.
Fino ad oggi ha scritto i testi di oltre 2000 canzoni per grandi nomi quali Dalla, Morandi, Cocciante, Celentano ed altri ancora.
Vissuto per anni tra Milano e Molteno, in provincia di Como, ha trasferito il suo domicilio nella verde Umbria nel 1992, quando ha fondato il Centro Europeo di Toscolano. Un’associazione no-profit che agisce principalmente in tre settori: Cultura popolare (musica), Medicina e Ambiente, il cui scopo è quello di contribuire a migliorare la qualità della vita della società moderna contemporanea.

Subsonica
Una storia che nasce ancora nel lontano 1996. Torino. È una città che sta vivendo il proprio risveglio quella che fa da scenario all’incontro dei primi elementi dei Subsonica. Una Torino viva, che reagisce al tramonto del mito industriale scrollandosi di dosso grigiore e rassegnazione, vivacizzandosi culturalmente e musicalmente. E’ anche la stagione dell’elettronica, dei raduni semiclandestini organizzati nelle fabbriche dismesse, è la notte affollata ad alto volume lungo il fiume sotto piazza Vittorio, è la vita perfettamente ritratta nei quadri del pittore Daniele Galliano. Alzando lo sguardo verso i portici a qualche centinaio di metri c’è la Casasonica. In questo spazio (un ex laboratorio cinematografico) e in questa atmosfera prende vita un progetto musicale destinato a lasciare il segno per gli anni a venire. I personaggi coinvolti sono Samuel (una voce ricca di intensità soul ma elasticamente maturata nelle stagioni del raggamuffin e dell’hip hop), C-Max (chitarroso stiloso ed essenzialista oltre che abile manipolatore di suoni, già con gli Africa Unite), Boosta (tastierista e dj cresciuto a dosi massicce di telefilm anni ’70 e videogame), Ninja (batterista della prossima generazione, capace di amalgamare drumming e campionamenti), Pier-Funk al basso, quest’ultimo sostituito qualche anno più tardi da Vicio (tonico ex-metallaro con implementazione groove). Nascono i Subsonica.
Quattro album di studio: “Subsonica” (1997), “Microchip emozionale” (1999), “Amorematico” (2002), “Terrestre” (2005), con un successo che parte da piccoli concerti di fronte a decine di amici o poco più per arrivare passo dopo passo ad una crescita esponenziale, ormai sotto gli occhi di tutti: dischi di platino ormai garantiti da ogni uscita discografica (anche dal live “Controllo del livello di rombo”, 2003), concerti regolarmente sold out anche quando si tratta di affrontare i maggiori palasport italiani. Al di là di tutto però, la voglia di tenere sempre un percorso artistico ricco di significati e contenuti, capace di parlare a molti senza però svendersi nemmeno per un attimo e non dimenticando mai l’orgoglio per la propria identità.

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